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Il nastro di Moebius
A cura di Andrea Lacarpia

Artisti: Adi Haxhiaj | Diego Soldà | Attilio Tono

26 marzo / 31 maggio 2017

Inaugurazione domenica 26 marzo, h 18 -21
tutti gli altri giorni su appuntamento.

Yellow
Via San Pedrino 4, Varese, citofono Zentrum


Ridotta ai minimi termini, la pittura è il risultato della relazione tra strati di materia e un supporto che li accoglie. Nella pratica artistica, anche la più semplice sovrapposizione di materia ad un supporto implica fondamentali riflessioni sui processi naturali e culturali, evidenziando come ogni azione determini cambiamenti nella realtà in cui si svolge.
La pittura racconta la vita, che è insieme osservazione e riscrittura del mondo, trasponendone l’esperienza nella bidimensionalità delle superfici, nel piano della rappresentazione e della memoria.
Nell’immaginario popolare la pittura è solitamente associata alla tela, supporto tradizionale diffuso principalmente per la sua praticità, ma gli artisti hanno sempre fatto uso di più materiali, sperimentando diverse tipologie di superfici.
Se la tela è una superficie piana con un perimetro che la isola nello spazio, gli oggetti tridimensionali offrono alla pittura una superficie idealmente percorribile all’infinito, in cui il piano della rappresentazione pittorica si avvolge su se stesso come il nastro di Moebius, particolare tipologia di superficie che presenta una sola faccia, scoperta nel 1858 dal matematico tedesco August Ferdinand Moebius.

La mostra Il nastro di Moebius presenta la ricerca di tre artisti che nelle proprie opere sviluppano una modalità pittorica che si estende a  materiali e supporti insoliti, assumendo forme prossime alla scultura e all’installazione pur mantenendo la propria fisionomia essenziale legata al rapporto con la superficie.

Diego Soldà realizza le proprie opere sovrapponendo innumerevoli strati di diversi colori a tempera fino a ottenere spesse congregazioni scultoree. La pittura si pone con i suoi elementi essenziali, gesto e colore, facendosi essa stessa supporto del suo compiersi. Tra controllo e casualità, il colore sedimentato viene ogni volta cancellato da un nuovo strato, per poi essere di nuovo rivelato tramite tagli e fessure che, come sezioni geologiche, svelano l’interno dell’opera. Nelle opere di Soldà la pittura diventa scultura tridimensionale per poi tornare pittura grazie ai tagli o agli strappi, a volte realizzati con mezzi non controllati direttamente dall’artista ma frutto di azioni meccaniche, con i quali viene fornita una nuova superficie, fruibile da un punto di vista diverso da quello tradizionale, non più frontale ma “laterale”.

La ricerca di Attilio Tono si concentra sulla percezione del contrasto tra natura e artificio in forme e materiali contrastanti, e sull'attivazione di processi fisici di assorbimento di liquidi e produzione di muffe come meccanismi di produzione pittorica.
In alcune opere il marmo fa da supporto alla cera d'api, mentre in altre opere gli stessi materiali sono affiancati e ridefiniti in doppie assonometrie, in un sottile equilibrio tra la sensualità tattile dei materiali e la rigidità della forma in cui sono iscritti. Altrove, monoliti di gesso assorbono vino rosso o altri liquidi utilizzati come colorante, con reazioni cromatiche morbide e vellutate. Bidimensionalità e tridimensionalità coesistono nello spazio della rappresentazione, in cui la forma è determinata dal controllo delle proprietà fisiche della materia associato ad una componente di imprevedibilità.

Adi Haxhiaj utilizza come supporto delle proprie opere pittoriche oggetti trovati, solitamente relativi alla vita quotidiana e spesso inosservati, sui quali dipinge porzioni dell’ambiente che circondava l’oggetto al momento del ritrovamento. Realizzati con lievi velature su una spessa imprimitura, i dipinti che compaiono sugli oggetti riproducono l’immagine ottenuta con la sovrapposizione di diverse fotografie effettuate intorno agli oggetti stessi, facendo della pittura una modalità di registrazione in cui la realtà esterna si coagula fissandosi sugli oggetti.