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Valentina D'Amaro - VIRIDIS
A cura di Andrea Lacarpia e Rossella Moratto
11 dicembre 2016 - 27 gennaio 2017
Yellow, Varese


Nel rapportarsi con l'ambiente esterno, l'uomo si muove contraddittoriamente tra desiderio manipolatorio e necessità contemplativa, polarità opposte che possono trovare accordo nelle manifestazioni dello spirito come l’arte e il mito. Attraverso l'azione si trasforma il mondo esterno e attraverso l'osservazione si sviluppa una maggiore coscienza della realtà, in qualche modo facendosi trasformare da essa.
Nella figura dell'eroe, la mitologia rappresenta il processo interiore che, grazie al fato o all’irrompere del dubbio morale, trasforma la superbia in volontà trascendente, accordo di azione e riflessione.
La Bhagavadgītā, testo sacro indiano tra i più importanti e noti, descrive tale processo attraverso il dialogo tra l'eroe guerriero Arjuna e la manifestazione del dio Krishna, in cui Krishna insegna ad Arjuna l'azione disinteressata, nella quale l'agire umano può liberarsi dall'ego per divenire contemplazione.
Kṛishna si manifesta affinché gli uomini lo imitino, e così si descrive: “Padroneggiando la mia natura cosmica, io emetto sempre di nuovo tutto questo insieme di esseri, loro malgrado e grazie al potere della mia natura. E gli atti non mi legano, Arjuna; come qualcuno, seduto, si disinteressa di un affare, così io rimango senza attaccamento per i miei atti.”
La coscienza individuale si fonde con la realtà circostante e l'azione si compie come atto trascendente in cui si manifesta la volontà cosmica: contemplazione nell'azione.
Nella filosofia del 1900, una concezione similare può essere quella dell'attualismo di Giovanni Gentile, in cui il fulcro dell'esistenza è fusione di soggetto e oggetto nell'atto puro o pensiero pensante.
Ma prima di Gentile, sul finire del 1700, è Novalis a descrivere con maggiore enfasi poetica la contemplazione come forza creatrice della natura stessa, equiparando pensiero e realtà: i pensieri diventano cose e le cose pensieri. La natura è un progetto in cui lo spirito dell’uomo partecipa alla funzione creatrice.
Nelle varie fasi storiche l’arte ha assunto diverse forme, tra le quali è però costante la valenza magico - spirituale, presente dalle incisioni rupestri ad alcune esperienze dell’arte contemporanea, in cui l’opera ha il potere di influire sulla realtà trasformandola. In quanto elemento che lega pensiero e fisicità materiale, il segno produce realtà e contribuisce al divenire della natura. Il potere creatore del pensiero e dell’arte, potenzialmente illimitato, è limitato dall’ego, forza antitetica rispetto allo spirito.
Come indicato da Gustavo Rol, importante figura spirituale vissuta nel 1900, liberandosi dall'ego l'uomo può finalmente compiere prodigi, atti straordinari in cui ad agire è quello che Rol chiama spirito intelligente. La dimensione dello spirito intelligente, in cui l'intera realtà è connessa, è associata da Rol al verde, colore che nello spettro della luce si situa nel mezzo e che in esso occupa la porzione più vasta.
Pur essendo un colore distensivo, il verde diviene ponte tra potenzialità e realizzazione, attivatore di una sorprendente forza germinale che lega lo spirito alla materia.
Insieme al paesaggio, il verde è protagonista delle opere di Valentina D’Amaro, calibrato in frequenze cromatiche che agevolano l’immersione in una dimensione magica in cui il tempo è sospeso. Il paesaggio diviene epifania di un mondo interiore che, per essere contemplato, si riflette nell’aria, nell’acqua e nei boschi, andando a formare con essi un unico organismo. Equilibrio e meraviglia si uniscono in una ricerca pittorica in cui convergono innumerevoli interessi filosofici e spirituali, espressione contemporanea di un approccio metafisico alla pratica artistica.