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Matteo Antonini e Stefano Spera | #2 real
A cura di Andrea Lacarpia


Inaugurazione: sabato 16 aprile 2016 ore 18.00

Durata: Dal 16 aprile – 16 giugno 2016

Orari: Da martedi a venerdi 16 – 19 | Sabato, domenica e festivi su appuntamento

Luogo: Galleria Silvy Bassanese Arte Contemporanea, Via G. Galilei 45, Biella


#2 real
Fin dagli albori della storia umana, l’utilizzo del linguaggio simbolico ha contribuito alla costruzione della realtà sociale, composta da atti linguistici, differenziata dalla realtà fisica, composta da oggetti naturali. Se gli oggetti naturali sono presenze fisiche, concrete, indipendenti dall’uomo, alcune  costruzioni linguistiche evanescenti, una volta documentate attraverso una registrazione, diventano oggetti sociali.
L’evoluzione umana è connessa allo sviluppo dei mezzi di trasmissione del sapere, tramite il quale la realtà sociale prevale sulla natura originaria, che viene bandita e sublimata nelle rappresentazioni del sacro. Con la diffusione della stampa, la riproduzione meccanica di testi e immagini ha facilitato la divulgazione del sapere, e nel contempo accentuato la persuasività del linguaggio simbolico rispetto all’esperienza sensibile diretta.
Filtrata da processi culturali, la conoscenza del mondo non può più prescindere dalla realtà dell’uomo, costruita con le combinazioni del linguaggio simbolico. Come le tecniche di stampa in passato, il linguaggio digitale determina l’attuale percezione del mondo, ma con un’efficacia ancora maggiore. Se in passato venivano registrate e tramandate solo alcune esperienze, ritenute più importanti, oggi tutto può essere comodamente registrato e condiviso, rendendo sempre più labile il confine tra vita sociale e vita privata. In un mondo costantemente connesso alla rete, anche la percezione della semplice vita biologica risulta essere trasfigurata, per cui la realtà che costituiva l’habitat umano, basata sul confronto tra conoscenza culturale e percezione sensibile dei corpi, viene sostituita da una seconda realtà, in cui vengono percepite solo combinazioni linguistiche infinitamente manipolabili.
Pur essendo un importante sviluppo della civiltà umana, l’immersione nel linguaggio digitale e nella condivisione in rete determina un nuovo stile di vita ancora da metabolizzare, nel quale la semplificazione nel reperimento delle informazioni si accompagna al continuo ribaltamento delle nozioni di vero e falso, in un mondo di finzioni che distrae dall’accertamento della verità.

Differenziate da percorsi autonomi, le ricerche artistiche di Matteo Antonini e Stefano Spera sono accomunate da più punti di parentela. Entrambi legati alla pittura come mezzo per rappresentare le modalità percettive del presente, i due artisti utilizzano anche altri mezzi, come la fotografia e l’installazione, con un’attitudine sperimentale sempre tesa all’indagine sulla realtà dell’uomo come stratificazione di rappresentazioni e di memoria.
Stefano Spera riflette sulle alterazioni percettive nell’epoca digitale, riproducendo nei propri dipinti luoghi dalla spazialità modificata ma verosimile, mentre Matteo Antonini mette in scena frammenti della memoria personale e collettiva in eterogenee composizioni, definite con una perizia prossima all’iperrealismo.
Nel progetto #2 real, Matteo Antonini e Stefano Spera realizzano un audace allestimento, grazie al quale la sala espositiva si trasforma in spazio virtuale. Due grandi stampe digitali ricoprono due lati della galleria specularmente, riproducendo la stessa galleria allestita con le opere pittoriche dei due artisti. In realtà la galleria è vuota, ma le due stampe a parete offrono l’illusione di un ulteriore spazio nel quale sono allestiti i dipinti, modificando la percezione dell’ambiente espositivo in modo similare alla finta prospettiva che Bramante progettò per l’abside della chiesa di S. Maria presso San Satiro, capolavoro del Rinascimento lombardo.
L’intento non è smaterializzare il reale ma, al contrario, ottenere un’esperienza concreta del virtuale che ci circonda ma del quale non siamo ancora abbastanza consapevoli, come dichiarano gli stessi artisti: “Oggi su internet è possibile visitare interattivamente mostre all’interno di gallerie virtuali, con la nostra mostra sarà possibile visitare una mostra virtuale in una galleria reale”.
La virtualità viene quindi oggettivata per essere osservata dall'esterno, contemplata e nello stesso tempo indagata nei suoi aspetti più problematici.
In un’altra sala espositiva trovano posto gli stessi dipinti, ora fisicamente presenti, come a rimarcare la necessità di ritrovare un’origine concreta pur nella più radicale virtualità.
Difatti prima di essere rappresentazione, la memoria nasce dall’esperienza sensibile, senza la quale non potrebbe avere forma.
L’ambiente della galleria diviene luogo d’incontro tra oggetti fisici e rappresentazioni, esperienza diretta e memoria, in una sovrapposizione di stimoli che ritrae la complessità del mondo contemporaneo.