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GIOVANNI DE FRANCESCO - NINFEO
A cura di Andrea Lacarpia

Inaugurazione giovedý 15 settembe 2016 ore 19.00
Fino al 16 ottobre 2016 (visibile tutti i giorni 24 ore su 24)
Edicola Radetzky, viale Gorizia (Darsena), Milano

Giovanni De Francesco - Ninfeo - testo di Andrea Lacarpia
Nella ricerca di Giovanni De Francesco Ŕ centrale la rappresentazione delle forme della natura, in un processo di continua rimodulazione formale che parte dall'osservazione della realtÓ naturale, la realtÓ che precede ogni intervento umano, per arrivare alla realtÓ addomesticata dall'artificio estetico, in cui l'ambiguitÓ dei materiali si unisce alla seduzione delle rappresentazioni.
Ad interessare l'artista non sono i processi biologici, ma ci˛ che appare alla percezione dei sensi tra verosimiglianza e inganno. Nella riproduzione e ricomposizione di forme ricorrenti, il gioco di rappresentazioni ricalca il funzionamento degli archetipi che, come calchi di impronte originarie, si rinnovano continuamente pur nella sostanziale somiglianza con la matrice.
La produzione di Giovanni De Francesco Ŕ legata ad un'idea di installazione che riprende lo stile della natura morta, in composizioni che mettono in relazione armonica elementi eterogenei, realizzati per mostrarsi in modo inatteso rispetto alle proprie specificitÓ fisiche e tecniche.

Nell’installazione per Edicola Radetzky, Giovanni De Francesco approfondisce l'eco simbolico del vaso, soggetto da lui altre volte indagato, collegandolo alla vitalitÓ dell'acqua convogliata in un getto verticale che sembra riverberare l’adiacente bacino della Darsena, il tutto iscritto in una struttura semantica ispirata dalle peculiaritÓ di questo luogo.
Come in occasioni precedenti, lo spazio espositivo stesso condiziona la genesi e lo sviluppo dell’opera di De Francesco, contenendo e formando il materiale installativo.
Con Ninfeo, l’artista attualizza l’iconografia della fonte del Paradiso Terrestre, formata da un’unica sorgente che si suddivide in quattro fiumi, in una composizione di forme nitide e sinuose.
Un getto d’acqua centrale Ŕ circondato da quattro vasi realizzati con forme e materiali differenti: terracotta smaltata, vetro soffiato a Murano, marmo rosa del Portogallo, rete di tessuto e resina.
I vasi, ispirati alla forma delle zucche, si pongono come astrazioni senza alcuna funzione, reperti di una dimensione che trascende la linea temporale. L'archetipo materno, che accoglie e rigenera, emerge mediante alcune delle sue principali rappresentazioni, l'acqua e il vaso, che tendono a completarsi nella controparte maschile tramite una verticalizzazione delle sagome che rimanda al lingam, simbolo fallico dalla forma ovale che viene venerato dai devoti ind¨ anche versandoci dell'acqua.
Una corda rivestita con pelle di serpente percorre il piano sul quale poggiano le sculture per attorcigliarsi sul vaso di terracotta. L’acqua e il serpente, immagine ctonia legata al rinnovamento, danno all’opera una valenza palingenetica che si riflette nel nitore dell’atmosfera generale in cui l’installazione Ŕ immersa.
Il classico ninfeo greco - romano, luogo caratterizzato da fontane o sorgenti che nel Rinascimento ispir˛ la costruzione di teatri d'acqua ricchi di decorazioni e finte grotte, qui si mostra come luogo in cui la natura viene celebrata attraverso i suoi simulacri, con un atteggiamento sincretista che unisce la zucca, tradizionale portafortuna cinese, alle forme della tradizione mediterranea ed ind¨, fino ad arrivare alle ritualitÓ delle culture tribali africane.