andrea lacarpia website

 
 
                                                                                       



Enrico Barbera – Nell’orizzonte
A cura di Andrea Lacarpia

Inaugurazione: sabato 8 ottobre 2016 ore 18.00

Durata: Dall’8 ottobre 2016 al 4 febbraio 2017

Orari: Da martedi a venerdi 16 – 19 | Sabato, domenica e festivi su appuntamento

Luogo: Galleria Silvy Bassanese Arte Contemporanea, Via G. Galilei 45, Biella

La storia dell’uomo è anche storia del linguaggio, strumento di comunicazione che nella vita sociale ha il potere di creare e distruggere, normare e decostruire consuetudini spesso considerate inalienabili, e che invece sono solo frutto di artifici linguistici. In particolare, l’uomo contemporaneo s’identifica pienamente nel linguaggio digitale, legato all’uso costante di dispositivi elettronici, e rinuncia allo spazio dell’esperienza sensibile personale per immergersi nella rete dell’opinione pubblica, formata da una socialità fittizia spesso pilotata da nuove forme di propaganda. L’iperconnessione crea un continuo brusio di stimoli linguistici, parole ed immagini che lasciano poco spazio al silenzio, alla condizione meditativa necessaria per percepire la realtà essenziale.
Ciò che è originario e stabile, l’essere metafisico indagato in diversi modi dall’arte come dalla filosofia, diviene sempre meno sondabile attraverso convenzioni linguistiche che, nel loro interporsi all’esperienza, offuscano la percezione di ulteriori dimensioni dell’esistenza sotto il peso di sovrastrutture sedimentate in millenni di storia.
L’apertura alla coscienza di ulteriori dimensioni si connota come un nuovo inizio oltre la realtà contingente, in uno spazio tempo rarefatto ancora da esplorare.

Nel percorso artistico di Enrico Barbera è sempre stata di fondamentale importanza l’esperienza di vita ed, in particolare, la dimensione rivelativa che si apre nel viaggio, inteso sia come viaggio interiore che come esplorazione di luoghi lontani. Dai primi viaggi in oriente negli anni ‘70, nei quali l’artista incontra la cultura buddista ed induista, una profonda spiritualità ispira le opere di Barbera in dipinti, sculture ed installazioni che si mostrano come epifanie dell’ineffabile, comunicando una condizione della mente propria della meditazione trascendentale e dell’esperienza mistica.
In tutte le evoluzioni della propria ricerca, Enrico Barbera esprime le forze della natura, eterne ma invisibili ai sensi di un’umanità che, persa nell’affastellarsi di secoli di artifici linguistici, ha perso la capacità di osservare le cose nella loro essenza. L’approccio è vicino al linguaggio del mito, inteso come racconto che attraverso simboli e metafore descrive la natura originaria perduta o rimossa, ma nelle proprie opere Barbera non ripropone le figure della tradizione, già mediate da innumerevoli rappresentazioni, piuttosto l’artista ristabilisce il rapporto con gli archetipi dell’inconscio collettivo per far emergere un alfabeto visivo personale, nel quale ricorrono alcuni elementi collegati tra loro.
Il dinamismo di un orizzonte che s’incurva fino ad unire oriente ed occidente, andando a formare il cerchio dello spazio infinito, può essere individuato come il fulcro del linguaggio di Barbera, mostrandosi spesso in modo indiretto, dalla curvatura dell’arco di Artemide, al movimento del mare fino alla flessuosa gestualità di misteriosi idoli e figure che sembrano modellate dal vento.
Nella mostra alla Galleria Silvy Bassanese, Enrico Barbera presenta un’installazione in cui l’orizzonte che si trasforma in un arco, elemento spesso suggerito nelle opere precedenti, si mostra in maniera più radicale.
Descrivendo la percezione dell’infinito vissuta nel mezzo dell’oceano, percorso in barca a vela, la curvatura dell’orizzonte diviene varco che dissolve ogni illusione linguistica per abbandonare il mondo delle rappresentazioni ed aprirsi alla dimensione dell’essere.
Grandi archi rivestiti di tessuto bianco trasformano lo spazio espositivo in un percorso in cui gli artifici del linguaggio vengono ridotti ai minimi termini, dissolti in semplici numeri e lettere dell’alfabeto che volteggiano in aria, trasformati in costellazioni senza peso disegnate con luminosi colori primari sulle arcate che si mostrano come rappresentazioni della volta celeste.
La stratificazione del tempo storico si scioglie nello spazio siderale, leggero ed infinitamente aperto, liberando l’essere umano dalla tirannia delle parole, per approdare nella dimensione descritta dalla frase che Enrico Barbera ha scritto per ampliare il titolo della mostra e fornire la chiave di lettura dell’intero progetto: “Nell'orizzonte, oltre la soglia della percezione, il linguaggio si azzera, la realtà si scioglie e scompare”.