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DANIELE CARPI - L'IMPERATORE ERA UN VECCHIO
A cura di Andrea Lacarpia

Inaugurazione sabato 23 aprile 2016 ore 18.00

Fino al 26 maggio 2016 (visibile tutti i giorni 24 ore su 24)

Edicola Radetzky, viale Gorizia (Darsena), Milano

Agli albori della storia, l'elaborazione del linguaggio simbolico ha trasformato l’essere umano generando un salto evolutivo rispetto al precedente stato di natura, evento traumatico originario raccontato dai miti e ripercorso da ogni individuo nel passaggio dalla singolarità infantile alla vita sociale adulta.
Andando a plasmare le forme culturali condivise, il linguaggio determina la percezione del mondo costruendo la realtà dell'uomo, cristallizzata nelle norme del diritto, nella quale lo stato di natura prima bandito viene reintrodotto come eccezione.
Tali aspetti dell’ordinamento sociale determinano la complessità dell’essere umano come essere vivente ed artefice, una problematicità che ispira la ricerca di Daniele Carpi in una continua ridefinizione di forme tra presenza concreta e rappresentazione idealizzata, nell’instabile sovrapposizione di vita biologica e stratificazione culturale.

All’interno di Edicola Radetzky, Daniele Carpi realizza una lussureggiante terra di mezzo, zona d’indifferenza fra i due enti principali della realtà, natura e cultura, in cui interno ed esterno si uniscono nello stesso perimetro. La natura selvatica entra in città, luogo per eccellenza dell’ordinamento civile, nella forma di perturbante ed esotica apparizione che interrompe la continuità delle costruzioni che caratterizzano lo scenario urbano.
Alla riflessione sulla struttura del diritto descritta da Giorgio Agamben nel saggio Homo Sacer, basata sul paradosso della sovranità tra nomos e physis, ordinamento politico e vita biologica, Carpi unisce le suggestioni ricevute dalla lettura del romanzo La marcia di Radetzky, in cui Joseph Roth descrive la vecchiaia di Francesco Giuseppe come allegoria della decadenza dell’impero asburgico.
Già affrontata dall’artista in precedenti progetti, dedicati al brigante come figura ambigua e inafferrabile (Can't take my eyes off you, novembre 2011, MARS) e al ribelle come introduzione alla sfera politica (Der Waldgang, novembre 2014, Dimora Artica), l’indagine sul ruolo sociale dell’alterità ora coinvolge l’imperatore, estremo opposto che chiude il cerchio di una narrazione unitaria, nella quale le polarità finiscono per coincidere nello stesso ciclico rinnovamento.
La vita biologica, che invade lo spazio dell’Edicola con una fitta vegetazione che irrompe come fosse una porzione di una lontana foresta vergine trasportata in città, si relaziona con un busto che ritrae l’imperatore Francesco Giuseppe con i suoi tipici lineamenti ottocenteschi, sul quale crescono muschi e piante vive che ne modificano l’aspetto fiero ed autorevole come a restituirlo alla semplice vitalità della selva. In questo modo, l’immagine altera della sovranità viene ricondotta nel suo territorio d’origine, un luogo d’indifferenza tra prassi sociale e nuda vita, tra cultura e natura.
La selva e il sovrano fanno parte della stessa zona intermedia, essi sono polarità speculari che insieme determinano tradizioni e rivoluzioni.
Edicola Radetzky, che trae il proprio nome dal governatore austriaco noto per l’asprezza con la quale amministrava il proprio potere, con l’installazione di Daniele Carpi diviene scenario per una rappresentazione che racconta la provvisorietà di ogni norma acquisita rispetto alla naturale rigenerazione della vita.