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SIMBOLISMO COSTRUTTIVO

Un progetto di Fiorella Fontana per Città Ideale in collaborazione con Dimora Artica
Testi di Andrea Lacarpia

Artisti: Mattia Barbieri, Giuseppe Buffoli, T-yong Chung, Michele Guido, Lorenzo Manenti, Michele Marchetti, Luigi Massari, Kristian Sturi, Marcello Tedesco, Lucia Veronesi.


17 - 18 luglio 2015

Fabbrica del Vapore (Sala delle Colonne), via Giulio Cesare Procaccini 4, Milano



Il progetto Simbolismo Costruttivo è finalizzato all'individuazione del ruolo che le arti visive possono svolgere nel recupero e nella rigenerazione degli elementi primari del linguaggio della città. Lo studio dei simboli architettonici delle società tradizionali, raccolti da René Guénon nel testo Simboli della Scienza Sacra, sarà associato ad attività laboratoriali attraverso le quali attivare il processo di appropriazione e rielaborazione soggettiva del patrimonio simbolico ereditario. Ogni artista invitato a partecipare al progetto lavorerà ad uno degli elementi del simbolismo costruttivo descritti da Guénon, interpretandolo liberamente nella propria opera pur conservandone le proprietà semantiche essenziali.

Delle simbologie tradizionali s'intende sondare la funzione che esse possono ricoprire nella ridefinzione dell'attuale contesto urbano, come base per la costruzione di nuovi scenari in cui il divenire storico si sviluppa armonicamente partendo dalle forme originarie dell'immaginario collettivo, centri ideali di aggregazione pubblica intorno ai quali gravita la vita della città. 
Le opere e gli altri materiali elaborati durante i giorni di laboratorio verranno esposti nella mostra finale, che si strutturerà come una raccolta di proposte progettuali orientate alla definizione di nuove sinergie tra le arti visive e l'architettura della città.



TRADIZIONE E SIMBOLISMO COSTRUTTIVO
Testo di Andrea Lacarpia

Alla pari di numerosi altri vocaboli, tradizione è una parola appesantita da secoli di sovrastrutture che ne hanno reso ambiguo il senso fino a renderlo sempre più sfuggente o, come nel caso degli ultimi anni, totalmente asservito a folkloristiche operazioni pubblicitarie finalizzate a rendere più attraenti alcuni prodotti.

L'etimologia ci dice che la tradizione (dal latino traditio-onis) ha a che fare con una consegna, una trasmissione. La parola quindi non ci indica cosa vale la pena trasmettere, ma si ferma al semplice atto di consegna di un qualcosa che esiste e che si vuole conservare nel tempo. Nelle antiche civiltà, era il mito ad esprimere ciò che merita essere tramandato di generazione in generazione. Attraverso persuasive allegorie, il racconto delle gesta di divinità ed eroi insegnava come rapportarsi con gli enti successivamente investigati dalla filosofia che, rinunciando alle metafore del linguaggio simbolico, approdò ad un lessico diverso, funzionale alla comprensione della realtà essenziale tramite ragionamento.

Nel mito come nella filosofia, la nuda realtà delle cose si contrappone alla hybris, alla superbia dell'individuo che vuole far prevalere la propria rappresentazione del mondo in un conflitto senza soluzione. Con lo sviluppo della civiltà, quindi del mondo in cui si agitano le diverse rappresentazioni soggettive che lottano per l'egemonia, sarà l'ambito del sacro (dal latino sacer, consacrato e separato dal profano) a rinnovare il patto di reciproco rispetto tra l'uomo e gli aspetti assoluti della natura, tramite l'osservanza di riti e sacrifici. Al sacro tornerà a guardare la filosofia della Tradizione sviluppatesi nel Novecento, in particolare con René Guénon il quale teorizzerà una dura critica delle derive individualiste del mondo moderno, viste come un allontanamento dalla verità originaria. Guénon indica la civiltà ideale come l'età dell'oro nella quale la dialettica tra l'uomo e la natura si risolve nel sacro: tutto ciò che esiste è un riflesso del pensiero divino e attraverso l'intuizione intellettuale l'uomo s'identifica realmente con l'oggetto del suo pensiero, ottenendo l'unione con esso e quindi la liberazione dal proprio mondo illusorio. In quanto trascendente l'individualità, la Tradizione è universale e le sue forme sono espresse in modo similare in diverse culture, archetipi superiori ad ogni differenziazione etnica. In particolare, l'architettura integralmente tradizionale è rappresentazione della creazione divina, e gli elementi costruttivi sono simboli che comunicano l'ordine cosmico, fatto di gerarchie ed equilibri, armonie e corrispondenze.

La trasmissione del sapere non è solo mera ripetizione ma, accompagnata dalla rielaborazione critica, è la base di cui necessita ogni evoluzione del linguaggio che, partendo dagli schemi essenziali della tradizione acquisita, accompagna il divenire storico in un continuo processo di appropriazione e ripensamento.

La filosofia idealista, in particolare nel modo in cui è stata ripresa nel '900 da Giovanni Gentile nel suo attualismo, interpreta la tradizione come il momento oggettivo dello spirito, aspetto ricettivo accostabile alla religione, che si contrappone all'atto interpretativo, invece relativo all'arte, che crea la realtà attraverso il pensiero soggettivo. La contrapposizione dialettica delle due polarità costituite dalla tradizione e dall'arte per Gentile è risolta nell'unità dell'atto puro, pensiero trascendentale che, privato di un oggetto esterno, pensa se stesso. Nell'atto puro la linea temporale si dissolve, tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.

Nello stesso periodo in cui il neoidealismo e il marxismo si rispecchiavano nelle prassi di una modernità fondata sul mito del lavoro e del progresso tecnico, nasceva la scuola di pensiero antimoderna, o tradizionalista, che al contrario interpretava l'evoluzione umana come una regressione, un progressivo allontanamento dal paradiso primordiale e dagli archetipi originari, recuperabili tramite una sorta di percorso a ritroso. Il processo di anamnesi restaura il passato narrato dai miti e nel contempo rivela la persistenza in ogni epoca di alcuni tratti essenziali, pur nell'irriconoscibilità dovuta alle successive superfetazioni.

Se per l'idealismo assoluto non esiste nulla al di là dalla rappresentazione soggettiva, nella concezione tradizionale viene recuperato l'elemento naturale visto come matrice preesisente ad ogni elaborazione del pensiero.

René Guénon ha dedicato gran parte dei propri studi alla ricerca dei codici linguistici originari, forme universali presenti nelle più diverse culture ed epoche, riassunte in testi come "Simboli della scienza sacra".

Nel testo guénoniano, un vasto capitolo riguarda il "simbolismo costruttivo". In esso l'autore individua i tratti essenziali che formano la base simbolica di ogni costruzione umana, forme in cui l'atto che trasforma ed umanizza l'ambiente naturale si fonde con l'aspetto trascendentale, quindi con le forme immutabili della tradizione. Nel simbolismo costruttivo gli elementi architettonici divengono trasposizioni di un lavoro interiore, costruire un edificio è sinonimo della costruzione di sè stessi come parte dell'ordine cosmico che l'architettura sacra rappresenta.

Modernità idealista e pensiero tradizionale trovano un punto di contatto nel lavoro visto come atto che trascende l'individualità. Una visione spirituale del lavoro che può essere sintetizzata nei progetti di fabbriche delineati da Ledoux nei primi anni del 1800 come, nei primi anni del 1900, dagli edifici dedicati al lavoro industriale nei quali Peter Behrens recupera gli elementi primari delle costuzioni classiche.

Nell'ultima fase del '900 il modernismo rinuncia alle proprie utopie: con quella che Jean-François Lyotard ha definito la fine delle "grandi narrazioni", si entra nella frammentazione postomoderna, fase storica che enfatizza la fluidità delle informazioni rigettando i sistemi filosofici che tendono ad una visione unitaria e rinunciando alla ricerca degli aspetti ontologici dell'esistenza. All'ideale del progresso sociale si sostituisce il disincanto ed il vuoto esistenziale, ma nel contempo si ampliano diverse esperienze del pensiero contemporaneo che al rinnovato interesse per alcune forme del passato sommano la necessità di ridefinire il presente, per il quale si mostra sempre più necessario il superamento della novecentesca contrapposizione tra le visioni tradizionalista e modernista, in una nuova sintesi che abbraccia l'esistenza di un mondo reale come di un mondo fatto di rapprensentazioni soggettive, ponendo il primo come modello che disciplina il secondo.

Attivato dall'attenzione per il mondo esterno, il processo d'emancipazione dalle proprie illusioni riporta l'uomo ai principi immobili della natura, la quale si rivela nella sua nuda verità allo sguardo che ne contempla i meccanismi, descritti dai simboli tradizionali con un linguaggio universale.


Da semplice aggregato di costruzioni, la città può essere vista come il teatro in cui, in modo similare alle composizioni mitiche, il sacro e il profano trovano possibilità d'espressione. Gli edifici, come individuato da Aldo Rossi nel suo saggio "L'Architettura della Città", assumono un valore che va oltre la semplice funzionalità. La città delineata da Aldo Rossi è il risultato del rapporto tra elementi primari e aree-residenza, rapporto in cui gli elementi primari, i monumenti che rappresentano la volontà collettiva, sono i punti fissi intorno ai quali la città si evolve. La semplicità delle forme tradizionali, espresse nei monumenti, non determina una città statica ma, al contrario, ne agevola il costante dinamismo.

Lo studio del simbolismo costruttivo tradizionale può agevolare la formazione di un'arte che, insieme all'architettura, si pone come coagulante sociale. Da semplice espressione individuale, concezione oggi in crisi, la produzione artistica torna ad assumere una funzione formativa all'interno del contesto sociale, in una progettualità che vede l'artista alle prese con luoghi reali e non solo con lo spazio vuoto rappresentato dalla tela bianca o dalle gallerie più minimali. Alla fruizione privata, propria del collezionismo che trainava il mercato dell'arte, si contrappone il crescente interesse per gli spazi pubblici, luoghi reali con i quali gli artisti si misurano aspirando alla ricomposizione dell'unità tra l'opera e il contesto in cui essa si pone. In tale processo di ridefinizione della funzione dell'opera artistica, rinnovare l'interesse per le simbologie tradizionali significa riportare l'attenzione all'oggetto d'arte come forma simbolica che unisce le comunità in strutture tendenti alla stabilità perchè autentiche ed universali.