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VALENTINA D'AMARO - NATURALE IRREALTA'
testo di Andrea Lacarpia

Palazzo Parasi - Cannobio (Verbania)
dal 13 settembre al 26 ottobre 2014



Il paesaggio, oggi uno dei generi più noti e popolari dell'arte, nell'arte antica e rinascimentale fu per lo più scenario di narrazioni nelle quali la figura umana resta protagonista, mentre l'ambiente naturale intorno ad essa svolge la funzione di sfondo, di quinta scenica che colloca la rappresentazione in un'arcadia lontana nel tempo. Con la ricerca pittorica di Leonardo Da Vinci nasce un nuovo tipo di rappresentazione che dona maggiore dignità al paesaggio: la figura non è più nettamente staccata dall'ambiente circostante, ma partecipa con esso ad una vita comune, descritta con un complesso gioco di dissolvenze e riverberi. Dalle intuizioni di Leonardo, nelle quali le spinte verso una curvilinea sensualità biologica restano ancorate al pragmatismo di stampo aristotelico, si passerà alla sensibilità per il fantasioso capriccio e per i giochi di luce dell'arte barocca, successivamente mitigati dal rigore del "ritorno all'ordine" neoclassico. E' solo con la pittura romantica, nata in fase tardo neoclassica e sviluppatasi nella prima metà dell'800, che il paesaggio comincia ad assumere una valenza indipendente dalla figura umana, fino a divenire l'unico protagonista di diverse opere nelle quali lo spettacolo della natura si mostra in tutta la propria potenza e valenza spirituale. Lo stesso sentimento romantico, maturato all'ombra delle spinte identitarie che riscoprono le proprie radici culturali nell'essenza spirituale della natura, si mostra oggi nelle opere di diversi artisti attivi nel territorio italiano ed europeo, in particolare nei protagonisti dell'attuale riflessione sulla pittura in bilico tra figurazione e astrazione.


Pur nel personale rigore tecnico, fondato su un riflessivo senso della misura difficilmente individuabile in altri artisti delle nuove generazioni, la pittura di Valentina D'Amaro partecipa all'attuale tendenza d'ascendenza romantica, che ha contribuito con anticipo a formare, fondata su una rinnovata attenzione per la natura come fonte d'ispirazione, vista come territorio psichico nel quale ritrovare la profondità di un misticismo perduto.

Nelle opere dell'artista, il paesaggio è protagonista di distensive visioni dominate da un ipnotico colore verde, declinato in innumerevoli diverse gradazioni che passano dall'abbagliante luce dei prati alle scure ombre che vanno a definire la più rigogliosa vegetazione boschiva. Nonostante la generale verosomiglianza della rappresentazione, l'atmosfera generata dall'artista è sospesa in un tempo metafisico, coniugando così in un'unica immagine la concretezza della realtà fisica con il presentimento di realtà altre, dalla fisicità più sottile, che emergono rilassando la mente in uno stato meditativo. Le opere di Valentina D'Amaro invitano alla meditazione in modo spontaneo, attirando l'attenzione indipendentemente dal contesto nel quale sono poste. Tale potere attrattivo è il risultato di una raffinata modalità compositiva che trasforma immagini verosimili, tratte da fotografie di paesaggi reali, in astrazioni mentali dalla seducente ambiguità.

Gli spazi all'interno dei dipinti sono gestiti mantenendo un costante equilibrio tra pieni e vuoti, variazioni tonali e campiture piatte, obre e luci. Alla "naturale irrealtà" degli spazi ben misurati si aggiunge l'ancor più irreale candore del cielo che, oltre a consegnare definitivamente l'insieme ad una dimensione assoluta, agevola l'audace emergere dei toni verdi, resi unici protagonisti di una scena mondata da ogni elemento superfluo. La sottile vibrazione dei toni fluidifica il nitore che contraddistingue la rappresentazione, immersa in una sobria pace olimpica nella quale il giusto mezzo della classicità indoeuropea si palesa come un'epifanica apparizione, piccola porzione di mondo nella quale il cosmo intero converge, dichiarando con innocente chiarezza l'affinità di macrocosmo e microcosmo sulla quale poggiano i più complessi massimi sistemi.


Andrea Lacarpia