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LUMEN
a cura di Pietro Di Lecce e Andrea Lacarpia
testo di Andrea Lacarpia

Artisti: David Casini, Alessio Iacovone, Yari Miele, Laura Santamaria

dal 5 Febbraio al 16 Marzo 2014

The Workbench, Milano


The Workbech è uno spazio espositivo ricavato dal recupero di un vecchio laboratorio orafo del quale conserva diversi arredi, in particolare due file di vecchi banchi da lavoro (dai quali è tratto il nome lo spazio), il pavimento in gomma e un grosso macchinario in metallo che accoglie i visitatori all’ingresso.

Ospitando progetti d’arte contemporanea, The Workbench si connota come uno spazio nel quale emergono spontaneamente similitudini e contrasti tra l’attuale progettualità artistica e la tradizione artigianale suggerita dall’ambiente.

Nel linguaggio simbolico all’oro, prezioso metallo che in questo luogo fu per lungo tempo oggetto del paziente lavoro di abili artigiani, è tradizionalmente associata la luce vista come sostanza universale. La luce permea tutto il visibile e nello stesso tempo, se scomposta da un prisma, rivela i diversi colori dello spettro, suggerendo la pluralità delle possibilità d’esistenza racchiuse nella totalità.

La doppia valenza della luce, sostanza dell’universale come del molteplice, ispira la mostra collettiva “Lumen”, nella quale le opere di quattro artisti italiani di diverse generazioni, alcune delle quali pensate appositamente per lo spazio, sono riunite per indagare la sostanza luminosa da diversi punti di vista, aprendo un dialogo tra riflessioni metafisiche e percezione del fenomeno luminoso nella sua cruda fisicità.

Il cosmo, visto come fluida sinfonia di mutevoli e vibranti rifrazioni luminose, è il campo di ricerca di Laura Santamaria, la quale, oltre agli impalpabili nerofumo e pigmenti, utilizza metalli dalla consistenza più permanente, ma elaborati in modo da esprimere le possibilità di trasformazione di ogni forma. Smarrendosi nell’ineffabile, l’artista si pone tra volontà e necessità ed ogni imprevisto ha un senso da decifrare ed accogliere.

Astrazione delle forme e riferimenti cosmici sono presenti anche nelle opere di David Casini, il quale, con sapienti assemblaggi di materiali di diverso genere e provenienza come ottone, cristalli, marmi, coralli e materiali organici, crea micro mondi sospesi nel vuoto, isolati per essere osservati con stupore come in un museo di storia naturale.

La corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo è presente anche nella ricerca di Alessio Iacovone, ma con un’attitudine più figurativa. Gli scatti fotografici dell’artista descrivono personali rituali, intesi come tentativi di inglobare una luce fisica e spirituale. Unendo visionarietà fantastica ed episodi legati alla quotidianità, Alessio Iacovone descrive le corrispondenze tra gli astri e i moti interiori che determinano la ricerca spirituale dell’uomo di ogni epoca.

Le alterazioni percettive, provocate da diverse condizioni di luce e da diversi materiali luminescenti, sono invece alla base della ricerca di Yari Miele. L’artista elabora ambienti nei quali lo spettatore sperimenta il rapporto tra concretezza dello spazio esterno e le innumerevoli possibili interpretazioni personali. Le diverse stimolazioni visive suggeriscono ulteriori possibilità d’interpretazione del reale, che così si svela nella sua fatale mancanza di fissità.