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ANNA FINETTI - L'ANIMA NASCOSTA
testo di Andrea Lacarpia

City art - Milano
26 marzo 2014



La sapienza tradizionale vede l'esistenza come un ciclico divenire, una danza cosmica governata dall’opposizione di forze magnetiche che tendono all'equilibrio pur nella differenziazione degli enti. L'Uroboro, classica rappresentazione del tempo circolare come serpente che si morde la coda, è il simbolo dell'eterno ritorno del tempo che, con il suo incessante movimento, investe la totalità della natura in un rincorrersi di cadute e rigenerazioni. Con il suo perpetuo roteare, la ruota della legge universale lega a sé ogni realtà fisica e metafisica. Come fossero dei raggi, le singole individualità si uniscono in un disegno coerente, rappresentato nelle diverse religioni attraverso il linguaggio simbolico. Riti e relative credenze, spesso concettualmente affini anche se praticati con diverse forme, hanno sempre ricoperto un importante ruolo aggregante, unendo la psiche individuale ad un mondo unitario, nel quale le età dell'uomo, il rincorrersi delle stagioni e i cicli cosmici seguono ritmi comuni. Grazie alla potenza magica del linguaggio simbolico, gli antichi rituali perpetuano la coesione tra gli uomini e l'ordine naturale, visto dalla civiltà tradizionale come unico esempio in base al quale modellarsi. Le antiche tradizioni, sopravvissute nell'oriente induista e in pochi altri luoghi, si sono occultamente tramandate anche in occidente, attraverso il linguaggio metaforico presente nei trattati d'esoterismo come in alcuni riti del culto cristiano. Con l'avvento dell'illuminismo l'uomo occidentale ha disfatto i già logori legami con la dimensione religiosa, vista come un insieme di bloccanti superstizioni, per sostituire ad essa una nuova visione del mondo, nella quale il tempo si fa lineare e l'uomo perde i legami con i cicli naturali per abbracciare l'ideologia del progresso. Il processo d'annullamento dell'esperienza trascendente è proseguito fino ad oggi, tempi nei quali gli interessi di ordine spirituale sono ridotti ad esotismo, e la natura è talmente estranea all'individuo da essere spettacolarizzata come semplice meta delle vacanze, luogo di svago nel quale illudersi d'interrompere la routine quotidiana, della quale invece è solo l’alienante prosecuzione. Risalendo all'origine dei malesseri dell'uomo moderno, James Hillman scrive "dentro l'afflizione c'è un complesso, dentro il complesso un archetipo, il quale a sua volta rimanda a un Dio"¹, confermando così l'affermazione di Carl Gustav Jung "in un mondo svuotato di riferimenti politeistici, le divinità sono diventate malattie"².
Alla sempre più urgente necessità di ritrovare una natura vista come coerente Gestalt di uomo, società e cosmo, legati insieme da un ordine nello stesso tempo trascendente e immanente, Anna Finetti risponde con una ricerca artistica nella quale convergono citazioni dalle tradizioni spirituali di diversi luoghi del mondo e personali intuizioni ed esperienze, nelle quali tali conoscenze trovano espressione concreta. Come a voler approfondire tutte le possibilità semantiche di ogni area tematica, le opere dell'artista si suddividono in serie differenti, lasciate libere di fluire verso nuove possibilità di sviluppo. Gli studi sulla continuità tra il corpo e l'ambiente esterno che negli anni hanno dominato gran parte della ricerca di Anna Finetti, nella mostra "L'anima nascosta" approdano ad una lettura del mondo vegetale che unisce l’approccio scientifico della biologia e la conoscenza ermetica, codici linguistici solo apparentemente distanti. Nelle foglie di diversi alberi l'artista individua il codice genetico sottostante alla loro esistenza, la loro anima nascosta, esprimendola figurativamente con dei piccoli fori incisi sulla superficie della pianta e disposti in modo da svelare in essa alcuni degli archetipi che formano l'alfabeto dell'esistenza. L'immagine formatisi sulla foglia è visibile solo in controluce, suggerendo così la natura enigmatica della conoscenza ermetica, che tende a nascondersi per rivelarsi solo a chi la vuole approfondire con pazienza e umiltà. I simboli, associati alle foglie singolarmente, compaiono anche in alcune opere su carta, nelle quali essi si legano tra loro in più complesse narrazioni, nelle quali l’artista interpreta miti di diverse culture con un disegno che astrae le forme riducendole in segni essenziali. Come in un rituale di purificazione, il supporto sul quale sono stati eseguiti i disegni è stato messo in contatto con i quattro elementi aria, acqua, terra e fuoco, unendo così la narrazione figurativa alla concretezza degli elementi naturali che da essa vengono raccontati. Come due specchi, macrocosmo e microcosmo si riconoscono in un'unica danza che ruota intorno all'Axis Mundi, misterioso motore immobile dal quale tutto dipende. Collegamento verticale tra la terra e il cielo, l'Axis Mundi è spesso identificato negli alberi secolari, dei quali in India esistono spettacolari esemplari sacri, alcuni dei quali presentano bizzarre radici che s’innalzano verso l'alto come lunghe braccia nelle quali essere accolti come in seno ad una madre universale, che nutre e protegge senza chiedere nulla in cambio, alla quale affidarsi con fiducia e positiva rassegnazione. L'artista ritrae alcuni di questi alberi, visti nei suoi viaggi, in poetiche immagini fotografiche che ispirano una forte partecipazione emotiva. Il collage fotografico intitolato "La cura", che unisce insieme il celebre dipinto di Rembrandt "Lezione di anatomia del dottor Tulp" e l'immagine di un albero caduto, rivela la volontà sottostante alla totalità del percorso artistico di Anna Finetti, che come un alchimista cerca la pietra filosofale che cura i malesseri che risiedono in profondità, percorrendo la strada del risveglio dell'energia spirituale, custodita nel corpo fisico come in un tempio che nasconde per preservare.

Andrea Lacarpia




¹ Hillman, J. – “Re-visione della psicologia”.
² Jung, C.G. – “Commento al `segreto del fiore d'oro, in Opere vol. 13”