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STATI DI ALLUCINAZIONE
a cura di Andrea Lacarpia

Enrica Berselli, Nicola Caredda, Arianna Carossa, Diego Cinquegrana, Silvia Idili, Luigi Massari, Silvia Serenari, Lamberto Teotino

dal 23 maggio al 22 giugno 2013


L.E.M. Via Napoli 8 - Sassari

Nel film Stati di Allucinazione (titolo originale Altered States), diretto nel 1980 dal visionario regista inglese Ken Russel e liberamente tratto dalla vita dello psichiatra statunitense John Lilly, il protagonista compie una serie di pericolosi esperimenti che, partendo da allucinazioni artificialmente indotte, produrranno in lui mutamenti fisici concreti, facendolo regredire ad una misteriosa condizione ancestrale. Nella finzione cinematografica vengono intrapresi coraggiosi viaggi negli strati più profondi della coscienza, utilizzando metodi simili a quelli realmente sperimentati da alcuni ricercatori, come l'immersione nella vasca di deprivazione sensoriale unita all'assunzione di particolari droghe psicotrope tratte dalle pratiche sciamaniche. All'interno della vasca, l'azzerarsi delle sollecitazioni esterne provoca un profondo rilassamento, agevolando così l'apertura dell'occhio interiore che vede l'esistenza come una gestalt unitaria, una condizione temporale di eterno presente che rende illusoria ogni differenziazione tra realtà e allucinazione. La vita di ogni uomo è dominata dal processo creativo: la realtà che percepiamo come vera è il risultato della costante interpretazione del mondo esterno stimolata da desideri particolari, automaticamente inseriti in un sistema di codici linguistici socialmente riconosciuto. In particolare, la psicologia junghiana insegna che nell'atto creativo l'uomo non fa altro che trasformare in simboli gli impulsi della libido. Come suggerito dal film di Ken Russel, la percezione del mondo è il risultato di un'allucinazione, che sia spontanea o indotta, personale o collettiva.

Nel progetto Stati di Allucinazione sono raccolti artisti che, unendo espressione dell'inconscio e rigore formale, indagano differenti percezioni della realtà percorrendo sentieri introspettivi ed individuando nuovi mondi possibili. Vengono sondati gli sconfinati spazi siderali e, come nel mondo onirico o nella percezione intuitiva durante la veglia, ciò che razionalmente aveva un dato significato ne può assumere altri, diviene un simbolo. La mostra si struttura come un viaggio nelle zone rarefatte della coscienza, la rêverie sostituisce la vita ordinaria in un susseguirsi di visioni che mettono in discussione le abitudini più radicate, producono turbamenti percettivi, estasi e deliziose inquietudini. Arianna Carossa interpreta lo stato allucinatorio utilizzando la figura mitologica che ne è la più diretta trasposizione: un piccolo bronzo della seconda metà dell'Ottocento ritraente uno spensierato Eros fanciullo è affiancato da esili bastoni di legno chiaro che, come prolungamenti delle sue fatali frecce, ne amplificano la presenza nello spazio. La mitologia classica compare anche nella folta foresta minuziosamente dipinta da Nicola Caredda, il quale reinterpreta la figura del Centauro trasformandolo in un Gesù Cristo pagano che vaga negli spazi dell'irrazionale. Ancora il mito, ma in questo caso quello cristiano della lotta tra la luce divina e l'oscurità delle pulsioni inconsce è il tema del dipinto di Luigi Massari, nel quale compare uno spettrale vascello sul quale San Giorgio uccide il drago nemico. La scena si svolge all'interno di una macchia informe che suggerisce la liquidità della psiche collettiva dalla quale emergono gli archetipi del patrimonio simbolico ereditario. L'immaginario allegorico della Tradizione è fondamentale anche nella ricerca di Diego Cinquegrana, il quale con arcaica essenzialità ricama arazzi che illustrano l'avvento di un nuovo ordine sociale ed interiore, un'età dell'oro nella quale ristabilire la nobile gerarchia che vede la materia sempre subordinata allo spirito. Un'aura metafisica che compare anche nei dipinti di Silvia Idili, nei quali emergono enigmatiche figure che, come spettrali flashback emersi dal mondo onirico, sono inserite in luoghi dominati da una gamma cromatica fredda e da un cielo rigorosamente buio. L'immaginario onirico e i toni notturni sono centrali anche nei disegni di Enrica Berselli nei quali, con una cura ossessiva per la resa dei particolari unita alla sensualità delle forme organiche, la percezione del corpo passa attraverso le possibili connessioni tra psiche e natura. La possibilità di rappresentare lo spazio utilizzando diversi sistemi di riferimento è invece indagata da Lamberto Teotino, il quale ha sottilmente modificato un'opera fotografica di repertorio in modo da creare una sorta di piega su una porzione dell'immagine, unendo diverse modalità percettive in un unico spazio. Infine l'allucinazione diviene radicale trasformandosi in estasi mistica nell'ipnotico video di Silvia Serenari, nel quale una cupola mantiene la propria tendenza alla centralità e all'equilibrio nonostante l'incessante metamorfosi e frammentazione, riportando il tutto ad un concetto unitario dell'essere.