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FIORELLA FONTANA - IN RERUM NATURA
A cura di Cristiano Plicato
Testo di Andrea Lacarpia

dal 8 settembre al 29 settembre 2013

Villa Cusani Tittoni Traversi, DESIO



Flussi segnici e forme del subconscio nelle opere di Fiorella Fontana

In ogni linea evolutiva vi sono due punti, oltre i quali,
in assenza di aiuto esterno, non vi può essere movimento.
A un certo punto si rende necessario un impulso aggiuntivo prodotto da una forza esterna.

Ogni cosa ha bisogno di un impulso, altrimenti non può più muoversi.

(brano tratto dai discorsi di Georges Ivanovič Gurdjieff)

                   
Nelle sue innumerevoli e mutevoli forme, la natura è retta dalle comuni leggi del cosmo, che si specchiano nell’infinitamente piccolo come nell’immensità delle galassie in un gioco d’infinite corrispondenze. L’intera esistenza può essere studiata come l’effetto di dinamiche attive e ricettive in costante equilibrio, alle quali si aggiunge la forza motrice responsabile delle naturali spinte evolutive. Tale visione ternaria dell’esistenza è uno dei fondamenti della tradizione tramandata nei secoli attraverso varie forme metaforiche, dagli elementi dell’alchimia sale-zolfo-mercurio alla trinità cristiana Padre-Figlio-Spirito Santo fino ad arrivare alla trimurti induista Brahma-Siva-Visnu. La più semplice rappresentazione figurativa del magnetismo degli opposti è nella differenziazione femminile-maschile, nella quale agisce la forza motrice androgina dell’eros o volontà impersonale, ma le stesse dinamiche sono presenti nella totalità della natura, nell’esteriorità come nei processi vitali.

L’assonanza tra flussi di pensiero e forme organiche e minerali, accomunate dalla stessa energia pulsante espressa nell’armonia musicale, è il cardine sul quale poggia l’intera ricerca di Fiorella Fontana. Nelle opere della giovane artista lombarda, il ritmo dei pieni e dei vuoti si esprime nella musicale semplicità dei segni di grafite in rapporto con il bianco della tela o della carta. Nell’algida armonia neoclassica del disegno s’insinua la sensuale organicità delle forme, in un equilibrio che contempla anche il fuoco della forza motrice dei mondi, tra controllo razionale e vitalità carnale. La gestualità del disegno è controllata dall’artista come in un’ipnosi volontaria, un mantra ripetuto con estrema religiosità fino a costruire grandi bozzoli formati da innumerevoli piccoli tratti, un ecosistema di membrane tese o rilassate che sembrano respirare ritmicamente in un flusso continuo. Nel linguaggio del mito il respiro del mondo può essere identificato con il respiro di un dio, come nelle opere realizzate da Fiorella Fontana tra il 2010 e il 2012, nelle quali la figura di Pan, divinità della natura nel mondo ellenico, è stata rappresentata dall’artista come una creatura ibrida, nella quale è in atto una metamorfosi tra corpo umano e teschio di capro. Il rapporto tra la figura di Pan e lo sfondo è di tale continuità che la figura e il paesaggio sembrano costituiti dalla stessa sostanza rocciosa nella quale si crea un illusorio effetto ottico di movimento. La sostanza della natura, vista nella sua essenzialità, è quindi la stessa in ogni organismo e si ripete nel microcosmo come nel macrocosmo.

Nelle ultime opere Fiorella Fontana espande l’idea di flusso teso tra energie opposte spostandosi verso una rappresentazione della vitalità panica che fa a meno dell’aspetto narrativo delle figure mitologiche. Orchestrando sinfonie di tratti organizzati in visionarie forme liberamente dirette dal subconscio, risale all’origine del mito nella sua matrice biologica, ribadendo l’indissolubile legame tra corpo e psiche. Con l’abbandono della mente nel flusso vitale del segno governato dall’istinto, l’artista rivela tratti dell’inconscio collettivo nei quali l’uomo possa ritrovare l’appartenenza alla natura, senza il senso di separazione da essa che da sempre lo accompagna nella sua tormentata storia.

 

Andrea Lacarpia