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BEYOND THE NATURE
A cura di Andrea Lacarpia

Mirko Canesi, Nicola Caredda, Federico Lanaro, Silvia Mei, Paolo Pibi

Spazio Orlandi, Milano

dal 4 Giugno al 18 Giugno 2013

Il termine Natura, comunemente associato all’immagine di un paradiso contrapposto all’umanità e alle sue manipolazioni, indica invece tutto l’insieme degli esseri viventi ed inanimati, compreso l’uomo nel proprio ambiente costituito anche dai prodotti del lavoro. La separazione tra mondo naturale ed artificiale è l’astrazione del pensiero che ha accompagnato l’industrializzazione: venendo meno l’artigianalità, l’oggetto prodotto dall’uomo è divenuto merce, un ente estraneo dotato di una propria vita autonoma che può diventare ostile al suo stesso produttore provocando l’inquinamento ambientale.

Negli ultimi decenni la volontà di ridimensionare la distanza tra natura e artificio ha determinato diverse esperienze artistiche che, tra fantasiose ibridazioni e nuove mitologie, immaginano un possibile riavvicinamento in nuove armonie. Se il benessere è il prodotto di una mente che vede l’esistenza nella sua unità, è la continuità psichica tra individuo e ambiente esterno a costruire un mondo integro, nel quale anche l’opera dell’uomo è parte di questa continuità.

La mostra collettiva “Beyond the nature” raccoglie le opere di quattro giovani artisti italiani che nelle proprie opere descrivono la natura come un luogo immaginario dove gli elementi della realtà vengono mescolati in una dimensione psichica vicina al mondo onirico. Nei dipinti di Nicola Caredda la foresta è un’ombrosa rappresentazione dell’inconscio nella quale affiorano enigmatiche figure affini a rebus da decifrare, mentre nei dipinti di Paolo Pibi il paesaggio si fa più limpido e sereno, attraversato da presenze spettrali o raggi luminosi che suggeriscono la comunicazione con realtà parallele. Nelle opere di Mirko Canesi l’artificiale viene reintegrato nella dimensione naturale, aprendo il dialogo tra violenza e ricettività. Il tentativo d’adattamento ad una dimensione naturale perduta determina le ibridazioni di Silvia Mei, opere pittoriche nelle quali lo scontro tra civiltà e istinto si traduce nell’aggressività del segno che incontra la grazia di alcuni particolari, in un campionario di ritratti grotteschi e visionari nei quali le forme si frantumano per ricostruirsi in nuove morfologie. Gli accostamenti impossibili di una natura reinventata in irreali tinte acide compaiono invece nelle opere di Federico Lanaro, dipinti e sculture nelle quali gli elementi vengono mixati e decontestualizzati in paradossali e ludiche ibridazioni.