BRUNO MARRAPODI - OUTLANDISH
a cura di Andrea Lacarpia

27 ottobre - 10 dicembre 2011
Maelstrom Art Gallery - Milano


mostra personale di Bruno Marrapodi


Outlandish
, testo di Andrea Lacarpia

La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto.
Charles Bukowski

Non so voi, ma a me capita spesso di uscire da casa senza alcuna meta specifica, con l’unico obbiettivo di vagare per le strade della città divertendomi a guardare ciò che mi circonda. Vagare per la città come un baudelairiano flâneur, con lo sguardo curioso e sempre pronto allo stupore, è ciò che mi rende più felice al mondo, tanto da aver deciso di inserire nella mia futura carta d’identità la professione di passeggiatore professionista. Il “passeggiatore” può essere visto come uno stato mentale: il nostro io che si pone come osservatore, abbandonando la routine mentale impostagli dal ruolo sociale che, magari inconsciamente, ha scelto per se stesso. Ci si può divertire con poco, semplicemente osservando la danza della realtà, colorata da innumerevoli stramberie molto outlandish, per dirla all’inglese. Episodi bizzarri capitano quotidianamente e, se anche voi inizierete a passeggiare osservando e ascoltando ciò che vi circonda, si riveleranno con tutta la loro carica divertente, fino a diventare il vostro passatempo preferito, che andrà a sostituire quei noiosi strumenti di livellamento delle masse che sono la televisione, i giornali, le riviste e i testi critici di accompagnamento alle mostre d’arte. La vita ordinaria, quando viene vista con occhi attenti, diviene bizzarra e irreale, conforme a schemi che vanno al di là di ogni buon senso, come in una sadica narrazione cinematografica. D’altronde l’uomo, a causa del funzionamento della propria mente (in particolare il pensiero associativo), tende a vivere realtà illusorie: in un certo senso tutti siamo e viviamo in un mondo outlandish, inconsapevoli del fatto che non esiste un’ostile realtà esterna a noi, ma il mondo è tutto racchiuso dentro di noi.

Bruno Marrapodi fa parte di quella mirabile e ristretta cerchia di individui con un’innata propensione all’osservazione dei comportamenti umani, indole che lo porta ad attingere a piene mani dal calderone di illusioni e contraddizioni che determina la vita di ognuno. Come un flâneur del mondo contemporaneo, l’artista vaga per le strade delle vicende umane, spesso intrise di rassegnazione e vuoto esistenziale, raccontandole senza giudizi o intenti morali. Le stravaganti narrazioni pittoriche di Bruno Marrapodi essenzialmente consistono in personaggi rappresentati in luoghi inondati da forme buffe e visionarie, dai colori psichedelici stesi con campiture piatte. Linee e forme sinuose vanno a riempire lo spazio delle tele come un sistema arterioso che irrora energia vitale su tutta la superficie pittorica e nel quale i personaggi della scena, spesso di dimensioni ridotte, sembrano essere immersi. Il blu e il verde, saturi e brillanti, predominano sugli altri colori, alternati in modo da creare un effetto ottico che ricorda il cromatismo della coda dei pavoni, dai preziosi e attraenti riverberi. La rappresentazione in questi dipinti è teatrale, artefatta come la realtà che l’uomo crea nella propria mente e nella quale vive, magari pensando che sia l’unica e vera realtà. Per l’artista rappresentare l’abisso dei sentimenti umani, anche quelli meno nobili, è utile a rendere essi più chiari, comprensibili e perché no anche divertenti, come nelle commedie all’italiana che tanto ama e che sono una delle sue principali fonti d’ispirazione. Sorridere delle proprie debolezze alleggerisce i cuori e prepara alla comprensione di ciò che si è. Per esempio nel dipinto “Noi Stiamo Qui” compare una baracca popolata da una famiglia rassegnata alla povertà, oppure nell’opera “La Villa del Boss” un capo mafioso, per evitare di essere ucciso dai nemici, si nasconde barricato all’interno di una villa, rendendo la sua vita una continua prigionia. In entrambi i dipinti l’aspetto drammatico dei soggetti contrasta con la gamma cromatica vivace che riempie completamente lo spazio delle tele, conducendo lo spettatore in una dimensione dal forte pathos emotivo, misto a un concreto godimento sensuale da caleidoscopico orgasmo ottico. Trattamento simile è stato destinato all’opera “L’Imprenditore di Lombok”, dedicata ad un imprenditore con poco fiuto per gli affari, ma forse comunque felice nella sua piccola baracca provvisoria.
In altre opere l’artista rappresenta visioni più distensive e ludiche, dall’atmosfera innocentemente infantile, come nelle opere “Pomeriggio al Laghetto” e “Bagnanti a Sanur”, dove piccoli bagnanti s’immergono in un rilassante e ipnotico ritmo di onde. Un’atmosfera di pace e armonia emerge anche nel dipinto “Il Fortino” dove, illuminato da una piacevole luce tenue, compare un parco giochi ispirato a un luogo realmente esistente, particolarmente caro all’artista, il quale vi ha inserito una moltitudine di personaggi, alcuni dei quali ritraggono dei filosofi, scelti tra quelli che nell’epoca moderna hanno portato un pensiero spirituale positivo. L’incontro del reale e dell’onirico si attua attraverso il gioco, che diventa acido e malato quando si sposta nell’ambito del crimine e dei delitti, dei quali è ben espressa l’inquietudine nel vortice di forme e colori dei dipinti “Commenda Nudo Apparentemente Assassinato” e “Italia in Noir”.
Tutte le tematiche fin qui descritte convergono nel più riflessivo dipinto “Anime Perse”, il quale rappresenta la condizione umana terrena, qui immaginata da Bruno Marrapodi come una sorta di purgatorio occupato da una palude, nella quale si vaga costantemente insoddisfatti, in cerca di non si sa cosa, senza una meta precisa, incastrati dal proprio inconscio e dalle proprie passioni. Una palude che è bene attraversare perché, come scrisse Cesare Pavese: “Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola”.

Andrea Lacarpia