METABIOLOGIE 
a cura di Andrea Lacarpia

5 novembre - 3 dicembre 2011
Spazio Paraggi - Treviso


mostra organizzata da: 
De Faveri Arte Contemporanea Spazio Paraggi
Imaginabox Project


opere di: 
Karin Andersen, Alessandro Bavari, Enrica Berselli, Mirko Canesi, Fiorella Fontana, Alessio Iacovone, Riccardo Pirovano


testi di: 
Andrea Lacarpia

Nel progetto Metabiologie convergono le opere di sette artisti di differenti generazioni accomunati da un simile interesse nei confronti dei processi vitali, che vengono da essi indagati ed espressi con metodi diversi dalla logica analitica della scienza. Nelle opere in mostra ricorre l’immaginazione mitica e simbolica che riporta a un atteggiamento trascendente non dogmatico, una religione della natura aperta a più possibili visioni e che armonizza l’uomo riconnettendolo agli elementi naturali dei quali fa intimamente parte. Si tratta di artisti che fanno largo uso di metamorfosi e innesti tra l’umano, l’animale e il vegetale, in un flusso vitale formato da una moltitudine di elementi e comunque omogeneo, nel quale sono possibili tutte le infinite diversità che l’immaginazione può regalare e del quale anche la tecnologia è parte integrante, qui utilizzata e “umanizzata” con disinvoltura. Lo studio della vita proprio della biologia diventa “metabiologia”, cioè una tipologia di studio dei processi vitali che va oltre l’analisi scientifica, avvalendosi dell’immaginazione e scoprendo la perfezione della vita nelle sue molteplici forme possibili.

Le tematiche delle opere esposte mostrano delle similitudini, mentre i media e i linguaggi variano dai disegni su tela e su carta agli assemblaggi, dalle sculture polimateriche alle video animazioni 3D e i light box, fino ad arrivare ai dipinti su supporti insoliti come le foglie di piante vive e gli schermi LCD. La tecnologia al servizio dell’immaginazione emerge in un light box di Karin Andersen nel quale un ibrido donna animale, di quelli tipici dell’artista di origine tedesca, è rappresentato immerso nell’acqua e con un tubo per la respirazione subacquea, Mirko Canesi ha invece utilizzato uno schermo LCD sul quale ha disposto un retino semitrasparente e dipinto un demone dai contorni irregolari come lo sfondo mutevole dello schermo acceso, sul quale appare come imprigionato. Nel video “Metachaos” ottenuto con animazioni digitali in 3D, Alessandro Bavari mette in scena un caotica azione di scomposizione e ricomposizione della materia in una continua vertigine visiva. La cura per i più piccoli particolari, resi con abile minuziosità, è prerogativa dei disegni di Enrica Berselli, delineati con la penna rapidograph su carta, nei quali viene presentato tutto un campionario di metamorfosi e ibridazioni umane, animali e vegetali, unendo simbologie alchemiche, figure femminili e rappresentazioni anatomiche tratte dai manuali di medicina. Le simbologie alchemiche, in particolare ispirate agli scritti di Paracelso (prima metà del 1500), emergono anche in “Casting the Spell”, opera di Alessio Iacovone formata da undici collage polimaterici, nella quale narrazioni personali si intrecciano all’immaginario legato alle reliquie, ai feticci e alle wunderkammern. Le foglie di piante vere sono il supporto vivente per i piccoli dipinti ottenuti con sgargianti colori atossici da Mirko Canesi, il quale rappresenta in essi dei bizzarri demoni dalle forme sempre diverse, per raccontare le influenze invisibili che determinano la realtà biologica.Fiorella Fontana presenta i suoi grandi disegni a grafite e carboncino su tela, nei quali rappresenta dei Pan, complessa divinità della mitologia greca dall’aspetto sia umano che caprino, personificazione della totalità dell’esistenza, e in particolare della natura, viene descritto dall’artista nell’atto di una metamorfosi con l’ambiente roccioso circostante. Infine la scultura con gli assemblaggi di Riccardo Pirovano, il quale utilizza della resina per inglobare degli insetti originariamente destinati alla composizione degli insettari ad oggetti o semplici strutture geometriche, oltre ad utilizzare delle piccole proiezioni video inserite all’interno di oggetti trovati nei mercatini dell’usato, rievocandone così l’utilizzo che ne è stato fatto in passato, impresso nella loro memoria.